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Source: The Holy See in Italian
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Children dance as Pope Francis celebrates Mass on the campus of the University of Nairobi in Nairobi, Kenya, Nov. 26. (CNS photo/Paul Haring) See POPE-KENYA-RESPECT Nov. 26, 2015.
di Marie-Lucile KubackiDar es Salaam (Agenzia Fides) – L’inculturazione liturgica non consiste né nel «canonizzare» usi personali né nell’aggiungere indistintamente elementi culturali al rito romano. Essa mira ad aiutare il Popolo di Dio a celebrare più profondamente il mistero pasquale nel proprio contesto culturale. Questa è una delle convinzioni espresse dai partecipanti al secondo Congresso dei liturgisti africani, riunitosi dal 2 all’8 agosto a Dar es Salaam, in Tanzania.Accolti presso il Kurusani Centre, sede della Conferenza episcopale della Tanzania, 112 partecipanti provenienti da undici paesi africani hanno lavorato sul tema: «Le pratiche dell’inculturazione liturgica in Africa: passato, presente e futuro».Dopo il Congresso di Dakar del dicembre 2023, dedicato allo stato della questione liturgica nel Continente, i congressisti si sono concentrati questa volta sulla musica, il canto, la danza e l’architettura. Nella loro sintesi finale, essi sottolineano anzitutto la necessità di una comprensione rigorosa dell’inculturazione. «Non si tratta di creare un nuovo rito», precisano, ma, a partire dalle realtà culturali locali, «di aiutare il popolo di Dio a celebrare il mistero pasquale». Il testo mette così in guardia dalla tentazione di arricchire il rito romano con elementi suscettibili di «appesantirlo» o di «oscurare talvolta il mistero celebrato». «Non tutti gli elementi culturali sono suscettibili di essere inculturati», rilevano ancora.I liturgisti riprendono l’orientamento dell’Istruzione “Varietates legitimae” del 1994, secondo cui l’inculturazione deve permettere di celebrare i sacri misteri a partire da espressioni culturali autentiche, dotate di un vero valore cultuale, in armonia con il Vangelo e riconosciute dalla Chiesa. Il suo scopo è che i fedeli possano incontrare più profondamente Cristo nel loro contesto culturale. Un simile percorso presuppone dunque formazione e introduzione alla liturgia, in conformità con la Costituzione del Concilio Vaticano II “Sacrosanctum Concilium” (nn. 14-16) e con la Lettera apostolica di Papa Francesco Desiderio desideravi (nn. 31, 37-38 e 62).Il documento ricorda inoltre che la partecipazione attiva richiesta dalla Costituzione conciliare sulla liturgia non può essere ridotta a un insieme di gesti o di atteggiamenti corporali (Sacrosanctum Concilium, n. 30). Essa deve essere, prima di tutto, «consapevole, pia e fruttuosa» (Sacrosanctum Concilium, nn. 11-12). È in questa prospettiva che è stato affrontato il ruolo della musica, del canto e della danza.I partecipanti riconoscono che il canto e la danza accompagnano, nelle culture africane, i momenti dell’esistenza. Tuttavia, rilevano anche che le stesse tradizioni religiose africane sanno distinguere le espressioni profane da quelle convenienti al culto. La posta in gioco non è dunque quella di ridurre la creatività, ma di orientarla affinché le espressioni artistiche rimangano «veramente al servizio della preghiera della Chiesa».La sintesi è particolarmente chiara a proposito della danza: «La danza liturgica non è né uno spettacolo, né un’animazione, né un intrattenimento, tanto meno una pausa ricreativa», si legge. Essa può entrare nell’azione liturgica quando esprime «con dignità il mistero celebrato» e diventa così preghiera. I gruppi il cui ministero fosse esclusivamente la danza attorno o all’interno del santuario devono, per questo motivo, essere sottoposti a un «attento discernimento»; tale espressione richiede formazione, accompagnamento e discernimento, al fine di evitare «ogni folklorizzazione e teatralizzazione» delle celebrazioni.Le Conferenze episcopali sono quindi invitate a promuovere le musiche e i canti tradizionali, come previsto dalla Sacrosanctum Concilium (n. 119), pur discernendo le forme «che si accordano con la dignità del tempio e che favoriscono veramente l’edificazione dei fedeli» (n. 120). Il Congresso raccomanda in particolare di formare gli operatori liturgici e i compositori, di rivitalizzare i centri di musica sacra e di sviluppare un repertorio che integri anche la Parola di Dio, i sacramenti, i sacramentali e la liturgia delle ore.Infine, la riflessione sull’architettura ha ricordato che una chiesa non può essere ridotta a una sala di riunione. L’edificio cristiano deve manifestare un messaggio che coniughi fede e cultura ed essere «un luogo rivelatore ed elevante». Senza spazi che esprimano il sacro e servano la preghiera, avvertono i partecipanti, «faremo belle opere d’arte», ma esse rischieranno di essere soltanto «luoghi turistici».I congressisti propongono infine la nascita di un Istituto liturgico per l’Africa, per approfondire la liturgia cattolica a partire dalle ricche tradizioni del Continente. “Esistono centri di formazione in liturgia in tutto il mondo, specialmente a Roma, Padova, Parigi, Madrid, Barcellona… Tuttavia, questi istituti, frequentati da molti africani, non sono sempre attrezzati per affrontare le diverse sfide liturgiche proprie dell’Africa”, spiega a Fides padre Olivier-Marie Sarr, Padre Abate di Keur Moussa, professore di liturgia al Sant’Anselmo e coordinatore della Consociatio Liturgica Africana (l’Associazione dei liturgisti africani). “Avere un istituto liturgico per l’Africa aperto alla Chiesa universale e in stretta collaborazione con gli istituti dedicati alla formazione liturgica” aggiunge padre Sarr “può aiutare ad approfondire meglio diverse tematiche legate alla liturgia in Africa e a dare orientamenti teologici, liturgici e pastorali; permetterebbe di offrire all’Africa un laboratorio di studio, di ricerca e di sperimentazione sulla celebrazione della liturgia per il fedele africano”.Il desiderio dei liturgisti d’Africa è così quello di contribuire a una celebrazione caratterizzata da “una bellezza veramente africana e interamente cattolica”: non un adattamento decorativo, ma una vera e propria via africana nella relazione con Dio attraverso la liturgia. (Agenzia Fides 14/8/2026)
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