MIL OSI –
Source: The Holy See in Italian
mercoledì, 16 settembre 2026
Adigrat (Agenzia Fides) – Lo scorso 11 settembre in Etiopia sono iniziati i festeggiamenti per il Capodanno, una ricorrenza di grande importanza per la cultura etiope, momento di celebrazione della tradizione, della prosperità e di un nuovo inizio. In questa occasione, l’eparca di Adigrat, Tesfaselassie Medhin, ha condiviso con l’Agenzia Fides il messaggio rivolto alla popolazione per celebrare il passaggio dall’Anno di Marco all’Anno di Luca Evangelista nel calendario liturgico etiope.L’eparca esorta i fedeli a iniziare il nuovo anno con gratitudine verso Dio, pur riconoscendo i sentimenti contrastanti di speranza e ansia che attraversano la popolazione. Nel suo messaggio, Medhin dà voce alle profonde ferite che continuano ad affliggere la società: la perdita di persone care, delle abitazioni e dei mezzi di sostentamento; gli sfollamenti; la disoccupazione e l’interruzione dell’istruzione per molti giovani; il peso della siccità, della carestia e della povertà, insieme alla mancanza di pace. Molti giovani, inoltre, sono costretti ad abbandonare la propria terra. Eppure, nonostante queste avversità, la sofferenza non deve rubare la speranza. “Dio è vicino agli afflitti e Cristo stesso ha sofferto e pianto con l’umanità. Cristo rimane vicino a tutti coloro che soffrono oggi”, afferma il presule.Medhin esorta quindi i cristiani a esprimere la propria fede attraverso gesti concreti di condivisione, amore, riconciliazione e pace, e non soltanto attraverso le parole. Un’attenzione particolare è rivolta ai giovani, da sostenere creando opportunità di istruzione e di lavoro che consentano loro di costruire il proprio futuro nella terra d’origine.Rivolgendosi a chi detiene responsabilità politiche e istituzionali, l’eparca ricorda che la leadership comporta responsabilità e non privilegio. “I leader hanno il dovere morale di proteggere i vulnerabili, difendere le persone pacifiche, rispondere all’emergenza di siccità e carestia, creare opportunità per i giovani, preservare la dignità umana e perseguire la riconciliazione, seguendo il modello di Cristo come leader-servitore”.Nel messaggio non manca il riferimento alla pace, profondamente desiderata da una popolazione provata da anni di conflitti sanguinosi. “La popolazione ha sofferto profondamente a causa delle guerre passate e incombe un nuovo ciclo di conflitti. La pace è urgente e non può essere raggiunta con la forza o l’oppressione, ma richiede pazienza, tolleranza, perdono e giustizia”. Medhin invita tutte le parti coinvolte nei conflitti a scegliere la via del negoziato e la comunità internazionale a sostenere il dialogo.“La pace non è solo responsabilità dei leader: ogni cittadino ha un ruolo, a partire dalla famiglia e dalla comunità, nel rifiutare l’odio che si tramanda di generazione in generazione”, sottolinea l’eparca.Un ulteriore richiamo riguarda la cura del Creato, in sintonia con l’insegnamento della Chiesa e con la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Il Creato è un “dono da proteggere dall’inquinamento e dalla distruzione; gli esseri umani ne sono i custodi, non i distruttori”.In conclusione, l’eparca affida il Paese, le famiglie, i giovani e i leader a Dio e all’intercessione della Vergine Maria. Prega per la pace, la guarigione, la misericordia, la libertà degli oppressi e il ritorno degli sfollati. È, in sintesi, un messaggio di speranza nel mezzo della sofferenza: un invito alla gratitudine e alla solidarietà verso chi è nel bisogno, all’investimento sui giovani, a una leadership vissuta come servizio, alla ricerca della pace attraverso il dialogo e il perdono e alla custodia del Creato.(AP) (Agenzia Fides 16/9/2026)
Condividi:
