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Source: The Holy See in Italian
venerdì, 9 ottobre 2026
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Tombura Yambio (Agenzia Fides) – «Partecipate alle elezioni, ma tutelate la famiglia. Servite il popolo, ma non distruggetevi a vicenda». È l’appello del vescovo di Tombura Yambio, Eduardo Hiiboro Kussala, in vista delle elezioni generali in Sud Sudan, fissate per il 22 dicembre 2026, le prime dall’indipendenza del Paese nel 2011.In un messaggio inviato all’Agenzia Fides, il presule si rivolge in particolare a quanti intendono candidarsi, proponendo una riflessione sulla responsabilità politica, sulla tutela della famiglia e sulla necessità di affrontare la competizione elettorale senza alimentare nuove divisioni.«Parlo non in veste di politico o analista, ma come Vescovo, cittadino sud-sudanese e padre che cammina accanto alla nostra gente», precisa Hiiboro, che racconta di incontrare quotidianamente «madri e padri, giovani, contadini, studenti, famiglie sfollate e leader comunitari», ascoltandone «speranze, paure e difficoltà».Il vescovo invita a considerare la tornata elettorale come un’importante occasione di crescita per la giovane democrazia sud-sudanese. «Abbiamo molto da imparare sulla partecipazione democratica, la competizione politica, la leadership, l’accettazione dei risultati e il dissenso pacifico», sottolinea. «Avendo già superato enormi sfide, non possiamo permetterci una stagione elettorale che crei nuove ferite laddove la saggezza potrebbe prevenirle».«Perché mi candido?» È la prima domanda che Hiiboro invita a porsi. Ogni cittadino dotato di «integrità, competenza, visione e un sincero desiderio di servire» dovrebbe essere libero di candidarsi, ma prima di entrare nella competizione dovrebbe verificare le proprie motivazioni e la propria preparazione. «Lo faccio per servire veramente il popolo o semplicemente per ottenere una carica?», chiede il presule. E ancora: «Ho pregato, mi sono consultato e mi sono preparato finanziariamente, emotivamente e spiritualmente? Comprendo la responsabilità che sto cercando? E posso accettare il risultato con serenità, qualunque esso sia?».Particolare attenzione viene dedicata alla famiglia, che rischia di essere coinvolta nelle divisioni politiche. «Marito e moglie possono candidarsi, anche di partiti diversi. Fratelli e sorelle possono competere. Genitori e figli possono avere diverse ambizioni politiche», osserva il vescovo, ricordando che «la democrazia ammette diverse convinzioni». Il rischio, tuttavia, è che la competizione politica finisca per entrare nella vita domestica. «Opinioni politiche diverse possono trasformarsi in litigi. I finanziamenti per la campagna elettorale possono creare tensione. I sostenitori possono diffondere voci e fare pressioni in famiglia». Anche i figli, aggiunge, possono essere esposti all’ostilità politica o sentirsi costretti a schierarsi, mentre fratelli e sorelle possono allontanarsi a causa delle rispettive appartenenze.«Quando ciò accade – avverte –, la casa può lentamente diventare un’altra arena elettorale».Per questo il vescovo Hiiboro invita le famiglie a confrontarsi prima dell’avvio della fase più intensa della campagna: «Pregate insieme. Parlate onestamente. Discutete di finanze, figli e aspettative». E soprattutto, «qualunque cosa accada politicamente, la dignità di ogni persona e l’unità della famiglia devono essere tutelate».«Non permettete ai vostri sostenitori di dividervi. Non mettete a rischio il futuro della vostra famiglia in un’elezione», esorta il vescovo. «Che la famiglia sia quel luogo in cui si può tornare senza vergogna, sia che un candidato vinca o perda».Nel suo messaggio il presule richiama anche il prezzo personale della competizione politica, fatta di pressioni, critiche, voci, ansia, stanchezza. «C’è chi oggi ti elogia e domani scompare. La tua famiglia, invece, resterà al tuo fianco». Un’elezione, sottolinea, «può durare pochi mesi, ma la tua famiglia dovrà convivere con le sue conseguenze per molti anni». Da qui alcuni consigli semplici: «Prega. Riposati. Chiedi consiglio a chi ti dice la verità, non solo a chi ti applaude. A volte, il silenzio è la risposta più saggia».Il vescovo auspica quindi che le prossime elezioni possano diventare «una scuola di democrazia» per il Paese. «I nostri figli ci osservano», afferma. Essi impareranno la democrazia «non solo dalle leggi e dalle istituzioni, ma dal modo in cui ci comportiamo quando vinciamo e quando perdiamo». L’invito è dunque a «dissentire pacificamente, competere senza odio, accettare i risultati con dignità e celebrare la vittoria senza umiliare gli altri».Il vescovo Hiiboro richiama inoltre l’importanza di una partecipazione politica «ampia e inclusiva», nella quale possano trovare spazio donne, giovani, professionisti, diverse comunità e cittadini responsabili. Al tempo stesso, avverte, «le cariche politiche non devono mai essere considerate una proprietà di famiglia». A dover contare sono «la competenza», «il carattere», «l’integrità» e «lo spirito di servizio», mentre «la libertà e la dignità delle persone devono rimanere al centro».In conclusione, il vescovo di Tombura Yambio invita quanti si sentono chiamati al servizio politico a prepararsi seriamente e a candidarsi «con coraggio», ma anche a interrogarsi sulla capacità di assumere una responsabilità pubblica senza mettere a rischio i propri legami familiari.«Il Sud Sudan ha già pagato un prezzo troppo alto a causa delle divisioni», ricorda. Per questo occorre offrire «pazienza alla nostra giovane democrazia, saggezza alle nostre ambizioni, protezione alle nostre famiglie e dignità gli uni agli altri».«Spendete ciò che potete permettervi, ma non spendete il futuro della vostra famiglia», conclude Hiiboro. «Preparatevi a vincere, ma preparatevi ancora meglio a perdere con dignità. Una carica può durare qualche anno. La famiglia resta».(AP) (Agenzia Fides 9/10/2026)
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