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Source: The Holy See in Italian
mercoledì, 14 ottobre 2026
San Lorentz School
di Paolo AffatatoKorneewka (Agenzia Fides) — In un piccolo villaggio del nord del Kazakistan, una scuola continua a investire sul futuro: è la Scuola San Lorenzo di Korneewka, un progetto educativo nato trent’anni fa dall’intuizione di un sacerdote tedesco e cresciuto fino a diventare un punto di riferimento per oltre duecento studenti. Qui l’istruzione è anche un modo per offrire ai bambini e agli adolescenti la possibilità di immaginare una vita diversa, di scoprire i propri talenti e di diventare persone capaci di assumersi responsabilità nella famiglia e nella società.A raccontare all’Agenzia Fides questa esperienza è padre Leopold Kropfreiter, sacerdote della comunità dei Servi di Gesù e Maria (SJM) e preside della scuola dal 2018. Arrivato in Kazakistan nel 2008, dopo i primi anni di servizio pastorale e l’esperienza come direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, padre Leopold conosce bene le sfide di un territorio vasto, segnato dalle distanze e dalle trasformazioni sociali. La scuola si trova in un piccolo centro di circa 2.500 abitanti, nella regione settentrionale del Paese, a circa 120 chilometri da Petropavlovsk. In un contesto rurale, garantire un’istruzione di qualità significa offrire ai giovani strumenti per costruire il proprio futuro, anche quando le prospettive locali sono limitate.La scuola San Lorenzo è nata dall’iniziativa di cattolici e, ispirandosi alla visione cristiana dell’istruzione, è una scuola privata convenzionata con lo Stato kazako, che ne riconosce il percorso educativo. «Non possiamo chiamarla scuola cattolica», spiega padre Leopold Kropfreiter, «ma cerchiamo di trasmettere una visione cristiana dell’uomo, attraverso l’educazione, l’etica e la formazione della persona». Questa identità si apre all’incontro: tra gli studenti e il personale ci sono cattolici, ortodossi, protestanti e musulmani, appartenenti a diverse nazionalità.La storia della San Lorenzo comincia nel 1996, come racconta a Fides p. Leopold: «Dopo la fine dell’Unione Sovietica e la riorganizzazione del Paese, padre Lorenz Gawol, sacerdote tedesco arrivato in Kazakistan nel 1991, si trovò davanti a una scelta. Nella regione vivevano numerose famiglie di origine tedesca, molte delle quali cattoliche. Il sacerdote aveva contribuito alla vita della comunità e alla fondazione di parrocchie ma poi, negli anni Novanta, molti tedeschi erano ritornati in Germania. Doveva restare oppure partire? La risposta maturò guardando ai bambini e ai giovani rimasti nel territorio».«Una possibilità era tornare anch’egli in Germania; un’altra era cercare di aiutare il Paese, i bambini e i giovani del posto a ricevere una buona istruzione, ma anche una solida base morale e una sorta di educazione cristiana». Fu questa seconda strada a dare origine alla scuola, avviata nel settembre del 1996 con appena undici bambini, divenuti in pochi anni oltre duecento, dai cinque ai diciotto anni.Istruzione e opportunità per i giovaniLa San Lorenzo è una scuola inserita nel sistema educativo kazako che pone particolare attenzione alla formazione del carattere, alla responsabilità e alla crescita umana. Al programma scolastico statale si aggiungono attività sportive, artistiche, musicali e artigianali, in un percorso che comprende anche l’asilo e il convitto per gli studenti provenienti da località lontane.«Un elemento distintivo – racconta p. Leopold – è l’insegnamento delle lingue. Il tedesco, in particolare, occupa un posto centrale fin dalla fondazione, anche per i legami storici della regione con la popolazione di origine tedesca. Dal 2009 la scuola partecipa al programma DSD, che consente agli studenti di prepararsi agli esami per il Diploma di Lingua Tedesca, con certificazioni riconosciute in Germania e Austria. E’ un’opportunità concreta per proseguire gli studi all’estero e ampliare le prospettive professionali».«Le famiglie mandano i figli a scuola perché ne apprezzano il valore», osserva il sacerdote. «Innanzitutto, credo perché è molto economica, in quanto è anche un progetto sociale. E poi per la qualità dell’istruzione». Il risultato è visibile nei giovani che hanno potuto continuare il proprio percorso formativo in Europa: secondo il preside, attualmente circa 25-30 ex studenti si trovano a studiare in Germania e Austria.Ma il significato di queste opportunità non si esaurisce nella possibilità di andare all’estero: per padre Leopold, «il risultato più importante è che i ragazzi possano scoprire capacità e possibilità che altrimenti rischierebbero di rimanere nascoste. La formazione apre orizzonti, rafforza l’autostima e aiuta a scegliere con maggiore libertà il proprio cammino».Una testimonianza cristiana che accoglie tuttiLa dimensione missionaria della scuola emerge nella vita quotidiana. Il personale docente è composto da laici di diverse appartenenze religiose: cristiani cattolici, ortodossi, protestanti e musulmani. Gli studenti, a loro volta, provengono da famiglie e tradizioni differenti. «La scuola diventa così un luogo concreto d’incontro, in cui la testimonianza cristiana passa attraverso l’accoglienza, la qualità dell’educazione e la condivisione della vita», spiega.«La cosa più importante è che non mi vedano solo come il preside della scuola. Mi chiamano “Padre”», racconta Leopold. «Gli studenti riconoscono e definiscono l’istituto “la scuola del Pastore”, e lo è in quanto realtà in cui il percorso educativo si radica in una visione cristiana dell’essere umano».«Durante l’anno – racconta il preside – celebriamo tutti insieme diverse ricorrenze cristiane, da San Martino al Natale. La festa di San Martino è accompagnata da una processione a cavallo, mentre la rappresentazione di Natale, con la scena della Natività, coinvolge l’intera comunità scolastica ed è apprezzata anche nel villaggio. Sono momenti che permettono di conoscere tradizioni e simboli della fede cristiana senza che gli studenti di altre religioni debbano rinunciare alla propria identità».Padre Leopold ricorda la testimonianza di un’ex alunna musulmana trasferitasi in Austria: «Quando il suo fidanzato cattolico le disse che, essendo musulmana, forse nella scuola cristiana kazaka era stata trattata con ostilità, lei rispose raccontando un’esperienza completamente diversa: aveva partecipato con gioia alle celebrazioni natalizie e aveva persino interpretato Maria nella recita della notte di Natale. La giovane difendeva fieramente la sua istruzione nella nostra scuola e ne spiegava lo spirito di accoglienza e interculturalità».Per il preside, episodi come questo mostrano che una scuola ispirata al Vangelo può essere uno spazio di dialogo e di rispetto reciproco: «Abbiamo la possibilità di entrare in contatto con persone che non sono cristiane, di dialogare e magari di parlare loro di Gesù. O di dare loro un buon esempio, un esempio cristiano, che è molto importante».«La testimonianza missionaria, in questo contesto, consiste nel rendere visibile una concezione della persona che riconosce a ciascuno dignità, libertà e possibilità di crescita. L’educazione diventa così un luogo di incontro tra fede e vita, in cui la fede cristiana può essere conosciuta attraverso relazioni concrete», riferisce.Preparare il futuro, anche attraverso la tecnologiaLa Scuola San Lorenzo guarda al futuro anche sul terreno dell’innovazione. Nel 2026, nell’ambito di un programma volto a estendere l’informatica anche alle aree rurali del Kazakistan, la scuola ha avviato corsi dedicati alle competenze digitali, dotandosi di computer e promuovendo appositi seminari di formazione sulla Intelligenza Artificiale. Padre Leopold racconta con entusiasmo che «gli studenti si stanno avvicinando alla programmazione e stanno sperimentando la creazione di App e di giochi con strumenti di intelligenza artificiale».Il progetto ha una valenza particolare in un piccolo villaggio, dove l’accesso alle nuove tecnologie può contribuire a ridurre le distanze rispetto ai centri urbani. Offrire ai ragazzi competenze digitali significa prepararli a un mondo del lavoro e della conoscenza in rapida trasformazione, mettendoli nelle condizioni di non essere esclusi dalle opportunità del futuro.Korneewka, tuttavia, soffre il progressivo trasferimento dei giovani verso altre località: «Molte famiglie partono perché non trovano sufficienti prospettive, e il numero dei bambini in età scolare tende a diminuire», riconosce padre Leopold. La continuità della scuola dipenderà anche dalla capacità di mantenere vivo il progetto e di garantire la presenza di studenti.A sostenere l’istituto sono le comunità dei Servi di Gesù e Maria e delle suore francescane di Vöcklabruck, insieme a organizzazioni ecclesiali e missionarie, come “Aiuto alla Chiesa che Soffre” e le “Pontificie Opere Missionarie”. Il progetto si regge sulle donazioni e sul lavoro di una comunità educativa in cui religiosi e laici condividono la responsabilità della formazione.La speranza di P. Leopold è che esperienze simili possano nascere in altri luoghi del Kazakistan, «come nella capitale Astana o in altre città, dove una scuola di questo tipo potrebbe diventare un laboratorio di dialogo interculturale e interreligioso». «La Scuola San Lorenzo – spiega – pur nelle dimensioni contenute e nelle difficoltà del contesto rurale, dimostra che un progetto educativo può incidere sulla vita delle persone e offrire una testimonianza cristiana aperta alla società».L’istituto continua a seminare futuro nella steppa attraverso le lingue, la cultura, la tecnologia, la formazione umana e l’incontro tra tradizioni differenti: un’opera missionaria che aiuta i ragazzi kazaki a immaginare e costruire il proprio domani.(Agenzia Fides 14/10/2026)
P. Leopold Kropfreiter
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