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Source: The Holy See in Italian
mercoledì, 14 ottobre 2026
VaticanMedia
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Era palpabile l’emozione tra i partecipanti alla messa celebrata stamane in Piazza San Pietro, con il pensiero rivolto a Papa Leone XIV, operato ieri al Policlinico Gemelli.La messa, secondo il programma, doveva essere celebrata dal Pontefice, a conclusione dell’incontro promosso in occasione dei dieci anni dalla pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia ospitato in Vaticano a partire dal 7 ottobre. Alle ore 10, a presiedere la liturgia eucaristica è stato il Cardinale Luis Antonio Tagle, da poco eletto Decano del Collegio cardinalizio.Nel corso della liturgia, al momento della preghiera dei fedeli, l’Assemblea ha pregato anche “Per il nostro Papa Leone, perché senta il conforto della presenza del Signore e il sostegno della preghiera di tutta la Chiesa, affinché possa trascorrere una serena convalescenza per un pronto e completo ristabilimento”.Durante la Messa, il Pro-Prefetto del Dicastero missionario ha pronunciato l’omelia preparata dal Pontefice: un invito a riscoprire la famiglia come prima scuola dell’amore e il volto di una Chiesa sollecita nell’accompagnare, sostenere e accogliere, soprattutto nelle situazioni di fragilità.«La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa». Con le parole iniziali dell’esortazione apostolica di Papa Francesco, datata 19 marzo 2016, si è aperta la riflessione di Leone XIV letta dal Cardinale Tagle. Dieci anni dopo, la celebrazione ha offerto al Pontefice l’occasione per suggerire i frutti del lavoro compiuto sul documento, per assimilarne la ricchezza e tradurne le indicazioni nella vita pastorale.Al centro dell’omelia, l’“inno alla carità” di san Paolo, al quale Amoris laetitia dedica un’ampia meditazione nel quarto capitolo. Il Pontefice ha richiamato la gioia dell’amore come il frutto di un cammino nel quale la presenza dell’altro permette a ciascuno di maturare. «La vera gioia dell’amore è un lento fondersi insieme, in cui l’unicità dell’uno fiorisce, nel dono, attraverso la presenza dell’altro», ha scritto Leone XIV. La comunione non cancella le differenze: le accoglie in una relazione sostenuta dalla grazia e dalla disponibilità a donarsi.L’Apostolo rivolgeva le sue parole a una comunità ricca di doni e di carismi, ma ancora bisognosa di maturare nella carità. Senza amore, ha ricordato l’omelia, l’uomo rischia di diventare «come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita»È la carità che Amoris laetitia invita a riconoscere come sorgente della vita familiare e dell’accompagnamento dei giovani che si preparano al matrimonio. L’omelia ha richiamato l’importanza delle virtù e, tra queste, della castità, definita nell’esortazione «condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale». Ha riconosciuto inoltre l’importanza dei percorsi formativi promossi nelle parrocchie e nelle zone pastorali, avvertendo però che, da soli, non bastano. Perché la preparazione al matrimonio deve essere preceduta e sostenuta da un’educazione all’amore che accompagni tutta la crescita, fin dall’infanzia. «Imparare ad amare qualcuno non è qualcosa che si improvvisa», osservava Francesco, né ci può essere la pretesa di trasmettere questo dono come risultato di un corso prematrimoniale.Leone XIV ha invitato a valorizzare e sostenere le famiglie che vivono la propria vocazione nelle città e nei paesi «senza clamore, ma con fedeltà a volte eroica». La loro quotidianità costituisce un primo, prezioso e insostituibile apprendistato della “gioia dell’amore”.L’annuncio di liberazione e guarigione del Vangelo raggiunge il mondo attraverso la testimonianza quotidiana di genitori, figli, nonni, giovani e anziani, che non è separata dalla missione ecclesialeA questa testimonianza il testo ha accostato la consegna di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi».Da qui l’invito a crescere come Chiesa che è «famiglia di famiglie», in un’esperienza di cura reciproca che sostenga i giovani sposi, i genitori presi da tutte le urgenze legate alla crescita dei figli, dei figli, e gli anziani, da riconoscere con gratitudine come testimoni di saggezza e di virtù, anche quando le forze fisiche diminuiscono.In questa rete di relazioni devono trovare sostegno anche quanti attraversano situazioni difficili e momenti di crisi. L’omelia ha chiesto che siano circondati da affetto e protetti «da giudizi e pregiudizi», ricordando le parole della relazione finale del Sinodo dei Vescovi: «Per quanto ferita possa essere una famiglia, essa può sempre crescere a partire dall’amore». La fragilità non esclude dunque la possibilità di un cammino, ma interpella la responsabilità della comunità.Nella carità familiare affondano le radici anche dell’apertura e del rispetto della vita, dal concepimento al termine naturale. Il Pontefice ha collegato questa responsabilità al futuro della società, sottolineando il valore di famiglie solide e aperte alla vita.L’omelia di Papa çLeone XIV; letta dal Cardinale Tagle, ha osservato che, in molte parti del mondo, si è indebolita l’abitudine a pregare insieme tra le mura domestiche: prima dei pasti, all’inizio e al termine della giornata, nelle occasioni particolari. Richiamando Amoris laetitia, Leone XIV ha esortato a riscoprire la spiritualità familiare, la partecipazione all’Eucaristia domenicale e gli incontri tra famiglie, per sostenersi nella fede e nelle necessità concrete, sperimentando come la preghiera e i sacramenti siano «un nutrimento solido e una medicina salutare».La celebrazione ha compreso inoltre la manifestazione pubblica della comunione ecclesiastica concessa da Leone XIV a Sua Beatitudine Polis III Nona, Patriarca di Baghdad dei Caldei, presente all’Eucaristia. Non una mera formalità, ha sottolineato il testo, ma una realtà viva radicata nella comunione eucaristica. Ai fedeli affidati alle cure del Patriarca, «da tempo provati, ma saldi e spesso eroici» nella testimonianza della fede, è stato assicurato l’affetto di tutta la Chiesa cattolica.La preghiera conclusiva alla Santa Famiglia di Nazaret ha affidato a Dio le famiglie e la Chiesa intera. Riprendendo le parole di Papa Francesco, ha chiesto che le case siano luoghi di comunione, cenacoli di preghiera e piccole Chiese domestiche. E ha invocato protezione e guarigione per chi soffre: «Mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione» e chiunque sia stato ferito «venga prontamente confortato e guarito». (MLK) (Agenzia Fides 14/10/2026)
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