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L’enigma dell’IA e il bene da custodire. Il richiamo del “G20 Interfaith Forum”

L’enigma dell’IA e il bene da custodire. Il richiamo del “G20 Interfaith Forum”

MIL OSI –

Source: The Holy See in Italian

di Marie-Lucile KubackiSalt Lake City (Agenzia Fides) – Prima di chiedersi se l’intelligenza artificiale salverà l’umanità o la metterà in pericolo, occorre rispondere a una domanda più intima: che cosa, nella propria vita, merita di essere custodito?Durante una sessione del G20 Interfaith Forum (IF20) a Salt Lake City, questo interrogativo ha spostato il dibattito dalle capacità delle macchine alla chiarezza sui beni che stanno a cuore a ogni persona.«Quanto più saremo chiari sui valori che cerchiamo di preservare, tanto meglio riusciremo ad affrontare questo momento», ha affermato David Zvi Kalman, senior fellow presso il Kogod Research Center dello Shalom Hartman Institute. L’IA, ha osservato, sta portando alla luce una realtà scomoda: non sempre le persone sanno con precisione che cosa ritengono importante nelle proprie relazioni, nelle scuole o negli incontri con gli altri.Moderata da Medlir Mema, direttore dell’AI Ethics and Governance Institute, la sessione del 17 ottobre aveva per tema: «Tecnologia per il bene: l’IA è un miracolo moderno o una minaccia esistenziale?». L’osservazione di Kalman è andata oltre questa contrapposizione. Un uso responsabile richiede più della comprensione di ciò che un sistema può fare. Richiede anche di aver chiaro che cosa gli esseri umani non dovrebbero delegargli.«A volte il lavoro che dobbiamo fare sull’IA non riguarda, in realtà, l’IA», ha affermato. Si tratta di esplicitare il valore delle relazioni con gli altri e degli incontri in presenza, e di riconoscere i pericoli della dipendenza. Le comunità di credenti, ha sostenuto, possono offrire un contributo essenziale a questo lavoro.Quando una macchina chiede scusaKalman ha affrontato questa distinzione partendo da un’esperienza comune: quella di ricevere le scuse di un sistema di IA.Le richieste di scuse da parte dei sistemi di intelligenza artificiale possono essere formulate in modo impeccabile, ha osservato. Eppure gli utenti non sentono necessariamente il bisogno di rispondere: «Va bene, ti perdono». Tale esitazione rivela l’intuizione che manchi qualcosa: un soggetto morale che permane nel tempo e al quale un essere umano possa accordare il perdono. Un soggetto che non si esaurisce alla sola fluidità e efficacia del linguaggio espressa dai sistemi di Intelligenza artificiale.Uno specchio delle intenzioni umaneLamia Mekhemar, già ambasciatrice d’Egitto presso la Santa Sede, ha espresso una convinzione analoga. «Per me, l’IA è uno specchio delle nostre intenzioni», ha affermato. «Ciò che diventerà dipende meno dalla tecnologia in sé che da chi siamo quando la utilizziamo». Ha riconosciuto le opportunità che essa offre nella sanità, nell’istruzione e nella comunicazione tra civiltà. Ha però avvertito che l’innovazione sta procedendo più rapidamente della sua appropriata regolamentazlone della riflessione etica nei suoi riguardi.«La tecnologia può dirci che cosa è possibile, ma non può dirci che cosa è giusto», ha sottolineato. Né può stabilire che cosa meriti protezione. Questi giudizi restano una responsabilità umana. Il suo ragionamento ha anche evidenziato i limiti di un appello alla sola coscienza. «I principi non possono garantire i comportamenti», ha osservato. L’etica indica una direzione, ma il diritto deve stabilire obblighi e la regolamentazione deve renderli effettivi.L’AI “destino ineluttabile” e le scelte degli uominiTomicah Tillemann, amministratore delegato della Pro-Human AI Coalition, ha esteso il ragionamento alla dimensione economica della tecnologia. Ha respinto l’idea che lo sviluppo dell’IA segua un percorso inevitabile. La sua direzione dipende da decisioni ancora potenzialmente condizionate da persone e istituzioni.Tillemann ha descritto come già la precedente generazione di piattaforme digitali fosse fondata sulla dipendenza, sulla raccolta di informazioni personali e sulla manipolazione dei comportamenti. Riprodurre quel modello con sistemi più potenti, ha avvertito, potrebbe indebolire ulteriormente la capacità umana di scegliere e agire in maniera autonoma.L’urgenza da affrontare, dunque, non è quella di chiedere agli utenti di comportarsi responsabilmente all’interno di sistemi progettati secondo altre priorità. Occorre cambiare gli incentivi e le strutture che danno forma a quei sistemi. «Stiamo accettando l’attuale configurazione dell’IA come un dato di fatto», ha affermato, mentre non si tratta di un dato immodificabile della realtà, evanno indicate alternative che potrebbero offrire alle persone un maggiore controllo sui propri dati e sulle proprie interazioni con l’IA.Per Muhammadou M. O. Kah, ambasciatore del Gambia in Svizzera e rappresentante permanente presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, la responsabilità non può restare nelle mani di una ristretta cerchia di governi e imprese. I Paesi del Sud globale, ha insistito, devono contribuire a definire le regole, anziché fungere soltanto da fonti di dati o da terreni di sperimentazione.Magnifica Humanitas, punto di riferimento per tuttiLo scambio conclusivo è tornato su ciò che le persone possono fare concretamente. I partecipanti sono stati invitati a dedicare tempo alla comprensione degli orientamenti offerti da guide e responsabili delle comunità di credenti, in particolare dell’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas (2026), senza lasciare che tali riflessioni rimangano sul piano delle dichiarazioni istituzionali. Nelle considerazioni finali, leggere e comprendere questi orientamenti è stato indicato come un primo passo concreto per evitare conseguenze dannose nella vita quotidiana. Un altro consiste nel chiedere alternative tecnologiche migliori: sistemi la cui progettazione e i cui incentivi economici rispecchino impegni etici, anziché aspettarsi che i consumatori accettino qualsiasi proposta degli sviluppatori degli stessi sistemi. Le due indicazioni hanno riportato il dibattito all’intuizione centrale di Kalman. La riflessione morale e le scelte tecnologiche non possono essere separate.Prepararsi al interagire con l’IA, in questa prospettiva, non significa anzitutto delegare il proprio giudizio a un sistema più capace, ma imparare a dare un nome a ciò che non deve andare perduto. (Agenzia Fides 18/10/2026)
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