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ASIA/INDIA – Giornata per la liberazione dei dalit: “L’acqua della vita abbatta i muri delle caste”

ASIA/INDIA – Giornata per la liberazione dei dalit: “L’acqua della vita abbatta i muri delle caste”

MIL OSI –

Source: The Holy See in Italian

venerdì, 6 novembre 2026

OFM Cap india

di Paolo AffatatoNew Delhi (Agenzia Fides) – Attraversare le barriere delle caste, riconoscere la dignità di ogni persona e trasformare la fede in un impegno concreto per la giustizia e l’uguaglianza: è questo il significato della “Dalit Liberation Sunday”, la giornata che la Chiesa cattolica in India celebra l’8 novembre 2026. Spiega all’Agenzia Fides p. Nithiya Sagayam OFM Cap, Segretario della Commissione per le caste e le tribù riconosciute nel Consiglio dei Vescovi del Tamil Nadu: “Il tema scelto quest’anno, ‘L’acqua che dà vita spezza e distrugge il sistema delle caste’, prende spunto dal dialogo di Gesù con la donna samaritana al pozzo, narrato nel Vangelo di Giovanni, e propone una riflessione sulla discriminazione di casta ancora presente nella società e, in alcuni casi, anche all’interno delle comunità cristiane”.”La Dalit Liberation Sunday non è una giornata celebrata soltanto per i dalit – riprende p. Nithiya. È un’occasione per esaminare con onestà la discriminazione di casta presente nella Chiesa e nella società e per rinnovare il nostro impegno a cambiarla”. Secondo il sacerdote, il riferimento evangelico alla donna samaritana assume un significato particolarmente forte nel contesto indiano. Gesù, infatti, attraversa le divisioni sociali e religiose del suo tempo, avvicina una persona appartenente a un gruppo escluso e instaura con lei un dialogo profondo, riconoscendone pienamente la dignità: “La rivoluzione socioculturale compiuta da Gesù è ancora necessaria oggi nella Chiesa e nella società”, sottolinea p. Sagayam.Una giornata per mettere in discussione le casteLa celebrazione dell’8 novembre sarà accompagnata da una liturgia speciale preparata dalla apposita Commissione del Consiglio dei Vescovi del Tamil Nadu. Le letture bibliche – dal profeta Ezechiele, dal Salmo 72, dall’Apocalisse e dal Vangelo di Giovanni – propongono un percorso di riflessione sul rapporto tra fede, giustizia e liberazione.Al centro della celebrazione vi è l’immagine dell’acqua che dà vita: come l’acqua che scaturisce dal tempio nella visione del profeta Ezechiele porta vita ovunque raggiunga, così la grazia di Dio è chiamata a raggiungere le persone oppresse e ferite dalla discriminazione. Il Salmo 72 richiama invece la responsabilità di assicurare giustizia ai poveri e agli oppressi: “Non basta aiutare i dalit – afferma il frate Cappuccino –: bisogna rispettare i loro diritti e garantire loro pari opportunità, anche nei ruoli di responsabilità e di leadership”.La Giornata sarà accompagnata da una serie di intenzioni di preghiera per i dalit vittime di discriminazione, per la conversione dei cuori e delle comunità, per il rispetto dei diritti nell’istruzione, nel lavoro e nei luoghi di culto, e per i bambini e i giovani dalit, affinché possano accedere all’educazione e assumere responsabilità nella società.La discriminazione attraversa anche la Chiesa”Il problema – spiega p. Nithiya – non riguarda soltanto la società indiana in generale”: la documentazione della Commissione denuncia diverse forme di discriminazione che si manifestano anche nella vita ecclesiale. Tra queste si indicano “la separazione dei posti durante la messa e gli eventi parrocchiali, pratiche funerarie differenziate, la possibilità negata in alcuni contesti di partecipare pienamente alla vita delle parrocchie, alle assemblee e ai Consigli pastorali, nonché l’esclusione da feste patronali, processioni e dall’utilizzo di alcune strutture comunitarie”.La documentazione della Commissione cita casi concreti in Tamil Nadu, come quello della parrocchia di St. Mary Magdalene a Kottapalayam, dove ai dalit è stato negato l’accesso alla preghiera funebre all’interno della chiesa ed è stata praticata una forma di segregazione nella sepoltura. Ad Ayyampatti, nel territorio di Trichy – si legge – i dalit sono stati esclusi dalle feste annuali e dall’utilizzo degli spazi comunitari. Si ricorda anche il caso della diocesi di Kumbakonam, dove ai dalit è stata negata la piena appartenenza alla parrocchia e la possibilità di contribuire finanziariamente. “Sono esempi che mostrano quanto il sistema delle caste possa sopravvivere anche all’interno di una comunità che proclama l’unità e l’uguaglianza di tutti i battezzati”, ammonisce il frate indiano.Dignità, partecipazione e leadershipLa questione riguarda anche la partecipazione alla vita ecclesiale e l’accesso alle responsabilità. Il materiale della Commissione richiama la scarsa rappresentazione dei cattolici dalit nei ruoli di leadership e nei processi decisionali delle parrocchie e delle diocesi, mentre anche le strutture ecclesiali possono riflettere, in alcuni contesti, le gerarchie sociali presenti nella società. “Una condizione particolarmente delicata riguarda le donne dalit, che possono sperimentare una doppia discriminazione legata sia alla casta sia al genere, con maggiori difficoltà nell’accesso all’istruzione superiore e una maggiore presenza nel lavoro non qualificato e precario”, rileva p. Sagayam.Passando alle prospettive future, afferma: “Ora è necessario passare dalla semplice assistenza ad azioni che garantiscano diritti e giustizia”, indicando il principio che attraversa l’opera di sensibilizzazione per la Dalit Liberation Sunday. Tra le proposte figurano: una maggiore partecipazione dei dalit nei consigli parrocchiali e negli organismi decisionali; programmi educativi per bambini e giovani; sostegno all’accesso all’istruzione superiore e al lavoro, consulenza legale e meccanismi sicuri per denunciare gli episodi di discriminazione.Abbattere i muri delle casteSecondo p. Nithiya, “la questione è prima di tutto spirituale”: “Il sistema delle caste, con le sue pratiche di esclusione, contraddice la visione del Regno di Dio annunciata da Gesù, nel quale ogni persona deve poter vivere con dignità e uguaglianza”. “Gesù ha attraversato i confini sociali e religiosi per incontrare la donna samaritana”, afferma la riflessione preparata per la Giornata, che viene diffusa in tutte le chiese parrocchiali . Allo stesso modo, la Chiesa è chiamata oggi ad attraversare i confini costruiti dalle caste e a mettere in discussione le discriminazioni presenti al suo interno.La celebrazione dell’8 novembre vuole dunque essere “non soltanto una giornata di sensibilizzazione, ma un invito alla conversione personale e comunitaria: far sì che l’ acqua della vita non rimanga una realtà spirituale astratta, ma diventi giustizia, uguaglianza e fraternità nella vita quotidiana”, dice il sacerdote indiano.P. Sagayam conclude con una frase che sarà letta nella liturgia preparata per l’occasione: «Lasciamo che quell’acqua scorra nei nostri cuori e lavi le macchie delle caste – è l’invocazione proposta dalla liturgia –. Lasciamo che scorra come un fiume di giustizia nelle nostre comunità. Cadano i muri delle caste, siano rialzati gli oppressi e fiorisca tra noi un Regno nel quale tutti possano vivere con dignità e uguaglianza».

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