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Source: The Holy See in Italian
sabato, 7 novembre 2026
OMIworld
Tre missionari OMI in Laos: a sinistra p. Mario Borzaga (oggi martire e beato), al centro p. Alessandro Staccioli
Vientiane (Agenzia Fides) – “In mezzo a voi come colui che serve”. È il motto scelto da Alessandro Staccioli, missionario degli Oblati di Maria Immacolata (OMI), quando, nel 1968, venne consacrato Vescovo e chiamato a guidare la Chiesa di Luang Prabang, uno dei Vicariati apostolici del Laos. Il motto riassume una vita interamente segnata dalla missione e, in modo particolare, dal legame con il popolo laotiano: quel legame non si è interrotto neppure quando, nel 1975, fu costretto a lasciare il Paese insieme agli altri missionari.Il Vescovo Staccioli è tornato alla casa del Padre nella serata del 4 novembre 2026 a Battipaglia, all’età di 94 anni. Nato a Trieste il 13 novembre 1931 da una famiglia senese e cresciuto a Siena, era entrato tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata nel 1951. Ordinato sacerdote il 17 marzo 1956, l’anno successivo partì per il Laos con il primo gruppo di Oblati italiani, iniziando una stagione missionaria che avrebbe segnato profondamente la sua vita.In Laos rimase per 18 anni. Era un paese allora segnato dalla guerra e la missione richiedeva di affrontare condizioni climatiche difficili, una lingua complessa e una situazione politica sempre più drammatica. Il giovane missionario imparò la lingua laotiana e si dedicò all’annuncio del Vangelo e al servizio delle comunità locali. Con i confratelli partecipò alla traduzione del Vangelo e alla cura dei malati, senza distinzione di appartenenza religiosa.Nel 1968, dopo la morte di mons. Leonello Berti OMI, accettò la responsabilità episcopale di Luang Prabang. La nomina, conferita da Papa Paolo VI il 26 settembre 1968, venne accolta inizialmente con riluttanza, ma Staccioli non voleva lasciare i confratelli in difficoltà. Fu consacrato l’8 dicembre dello stesso anno.La sua chiamata all’episcopato nacque dunque nel cuore della missione laotiana e fu rivolta anzitutto alla cura pastorale delle comunità del piccolo Paese del Sudest asiatico. Con il suo motto, “In mezzo a voi come colui che serve”, visse il ministero apostolico caratterizzato, secondo le testimonianze dei confratelli, “da disponibilità, semplicità e vicinanza alla gente”, rileva padre Pasquale Castrilli, Missionario OMI e per anni Direttore della rivista missionaria della sua congregazione.Nel 1975 la situazione politica costrinse i missionari stranieri a lasciare il Laos. Mons. Staccioli partì per ultimo. Prima di lasciare il Paese consegnò alle autorità le chiavi delle scuole e dei dispensari, con l’auspicio che il lavoro svolto dai missionari potesse continuare a beneficio della popolazione. Anche il patriarca buddhista volle salutare Staccioli e i missionari Oblati, riconoscendo il bene da loro compiuto.La partenza dal Laos non significò, tuttavia, la fine della sua missione accanto ai laotiani. Rientrato in Italia, Staccioli venne nominato Vescovo ausiliare di Siena e incaricato del governo della diocesi di Montalcino. Aveva appena 44 anni. Rimase impegnato nel ministero pastorale fino al 1990 ma, in quel periodo, il Laos continuò a occupare un posto centrale nella sua vita.Nel 1986, infatti, ricevette dalla Santa Sede l’incarico di assistere spiritualmente i profughi laotiani in diaspora. Erano oltre 400mila, disseminati in diversi Paesi, dalla Thailandia alle Filippine, dall’Australia all’America e all’Europa, con una presenza particolarmente significativa in Francia.Cominciò così per mons. Staccioli una nuova fase della missione: un “ministero itinerante” che lo portava a raggiungere le famiglie laotiane disperse dalla guerra, cercando di ricostruire legami, accompagnare le comunità e favorirne l’inserimento nelle Chiese locali.Il Vescovo si metteva in viaggio per incontrare i laotiani della diaspora e mantenere vivo il rapporto con le loro comunità. Dialogava con le diverse Chiese locali per favorire l’inserimento dei profughi, sostenendoli nelle necessità concrete, accompagnandone il cammino umano e cristiano, aiutandoli nel processo di sviluppo.Tra le iniziative da lui promosse in questa “seconda missione” vi furono anche cooperative avicole e la cura della traduzione ufficiale in lingua lao del canone della Messa. Il suo impegno non si limitava dunque all’assistenza pastorale: mirava a preservare la lingua, la cultura e la vita ecclesiale di un popolo costretto dalla storia a vivere lontano dalla propria terra.Sono numerose, in queste ore, le testimonianze dei confratelli e dei laotiani che lo hanno conosciuto. In esse ritornano la schiettezza, la semplicità e l’ironia che hanno accompagnato la sua vita. “Anche quando raccontava le barzellette mi lasciava sempre un senso profondo di Dio”, ricorda il confratello p. Stefano Messina OMI. “Per me è stato un modello di Oblato missionario come il buon pastore, in modo particolare quando andava in giro per il mondo ad incontrare i laotiani dispersi e condividendo la loro povera vita, dormendo spesso per terra”, nota p. Messina.Un altro Oblato, p. Roberto Sartor OMI, conserva il ricordo di Staccioli come del Vescovo che lo ordinò sacerdote e affida oggi la sua memoria alla preghiera: “Che il Signore lo ricompensi per l’offerta che questo Oblato e vescovo ha fatto della sua vita per la Chiesa missionaria”.Per.il Vescovo Staccioli la missione non era separabile dalla carità. Alla domanda su ciò che un Vescovo non dovrebbe mai fare, rispondeva: “Non deve mai mancare di carità!”. E aggiungeva che quella stessa regola valeva per ogni cristiano.Il suo legame con il Laos rimase fino alla fine una delle espressioni più profonde della sua vocazione missionaria. “Quando un Oblato va in cielo, anche una parte di noi e della nostra storia oblata e umana va in cielo con lui. Grazie, p. Alessandro”, scrive p. Danilo Fiori OMI.I funerali di mons. Alessandro Staccioli si celebrano domenica 8 novembre nella Cattedrale di Siena, dove sarà successivamente tumulato nel Sepolcreto dei Vescovi. La Chiesa, insieme alle comunità laotiane che egli ha accompagnato per decenni, lo affida al Signore con le parole della preghiera che era solito ripetere: “Grazie, Signore, ti voglio bene perché Tu mi hai amato”.(PA/PC) (Agenzia Fides 7/11/2026)
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