MIL OSI –
Source: Government of Italy
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è intervenuto questa mattina alla presentazione del rapporto conclusivo sull’indagine conoscitiva della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza presso la sala Zuccari di palazzo Giustiniani.
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Ringrazio la Presidente Brambilla e l’intera Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza per il lavoro che ha svolto. Il rapporto conclusivo è importante e virtuoso perché indica quello che deve essere il ruolo della politica, nel senso più alto del termine, e del Parlamento, luogo principe del confronto politico. È virtuoso perché raccoglie le denunce e le proposte provenienti dalle istituzioni e dalle varie articolazioni della società civile, le sintetizza e prospetta soluzioni. È un esempio di “fare sistema”, la cosa più difficile in assoluto fra le pubbliche amministrazioni.
È importante per l’ampiezza e la varietà dei contributi che raccoglie e per l’apparato di dati che sorregge l’analisi. Ma soprattutto perché non fa sconti. Rispondendo alla domanda: “Come stanno i ragazzi e le ragazze nel nostro Paese?” avete scritto (cito testualmente): “la risposta univoca è che, chiaramente, ci sono segnali molto forti di un malessere diffuso, che si esprime in forme diverse, ma che riguarda diverse fasce d’età e tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro collocazione geografica”.
Questa considerazione riassume in poche parole le tragedie di tante famiglie italiane. Voi oggi la consegnate all’opinione pubblica, ma anzitutto alla politica.
Nel corso dell’indagine conoscitiva la Commissione ha voluto ascoltarmi sulla diffusione e sugli effetti delle droghe tra i minori. Ho affermato, e la ribadisco oggi, la convinzione che la correlazione tra abuso di alcol o uso di sostanze stupefacenti e comportamenti violenti sia sottostimata e ho sottolineato la fondamentale importanza della prevenzione.
Ovviamente non riproporrò in questa sede l’intervento svolto in Commissione, e anzi ringrazio per l’attenzione che a esso avete dedicato. Farò qualche piccola chiosa a margine. Cominciando col condividere la constatazione che le politiche adottate negli ultimi anni per affrontare il disagio giovanile non hanno sortito gli effetti auspicati. Su questa inefficacia dell’azione della politica dobbiamo interrogarci con serietà, umiltà, e unità di intenti.
Il rapporto pone anzitutto una questione di metodo, basata sul coordinamento delle varie realtà, pubbliche e private, che a diverso titolo e con differenti competenze si confrontano su questo piano. Il Governo si sforza di favorire questa unione delle competenze e dei ruoli.
A parte quanto già indicato nel Rapporto, con l’utile riassunto delle azioni intraprese, vorrei ricordare l’attenzione manifestata verso le periferie degradate, con l’esperimento in corso a Caivano. Abbiamo iniziato a muoverci il 31 agosto 2023 dopo l’ennesimo gravissimo episodio di violenza su minorenni. Da allora abbiamo lavorato al ripristino e rilancio del centro sportivo, con 44 diverse discipline e con istruttori a disposizione dei ragazzi di quel territorio, per fornire una concreta alternativa di aggregazione rispetto alle piazze dello spaccio, intensificazione del trasporto pubblico e dell’offerta formativa pubblica, inclusa quella universitaria, rafforzamento delle strutture amministrative locali, ma anche al ripristino delle regole.
Va in questa direzione l’estromissione, realizzata giovedì scorso, di 36 camorristi con condanne superiori a 7 anni e dei rispettivi nuclei familiari, che avevano occupato altrettanti appartamenti a Parco verde ed esercitavano una sorta di egemonia, con il parallelo avvio di un percorso di regolarizzazione per le altre famiglie.
Non dico che a Caivano abbiamo fatto tutto, il lavoro è ancora in corso. Dico solo che lì stiamo sperimentando un metodo, che potrà essere applicato alle altre zone di degrado presenti in tutto il territorio nazionale. Un metodo che punta a rinvigorire giovani gli anticorpi contro le dipendenze, il disagio e il degrado, prospettando elementi di “speranza”. Non una speranza astratta e, per questo, fredda e distante: una speranza concreta, calata nella vita quotidiana, che scaldi il cuore. Quella che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione dell’inaugurazione del centro sportivo a Caivano ha definito “la speranza e la gioia delle cose normali, banali”.
Più in generale, e visto che la connessione fra assunzione di sostanze droganti e comportamenti giovanili violenti ha costituito l’oggetto del mio intervento davanti alla Commissione, il ‘fare squadra’ nella prevenzione, nel contrasto e nel recupero dalle dipendenze conoscerà nella legge di bilancio due importanti novità.
La prima è avviare finalmente la possibilità per chi decida di affrontare un percorso di recupero di poter andare anche in strutture collocate fuori dalla sua regione: ciò che finora era irragionevolmente precluso. La seconda è un migliore coordinamento e uso dei fondi per le dipendenze: non saranno più distratti verso altre destinazioni, come purtroppo non infrequentemente è capitato finora, ma vengono unificati, e il totale di 94 milioni di euro per un terzo andrà per assunzioni di personale dei serd, in modo da accelerare l’attivazione dei recuperi, e gli altri due terzi sono indirizzati – con attento monitoraggio sull’uso – in parti uguali per la ludopatia e per le altre dipendenze.
La maggiore attenzione alla prevenzione esige il coinvolgimento anzitutto dei genitori. Sono grato al servizio pubblico tv per aver attivato, d’intesa col Dipartimento antidroga della Presidenza del Consiglio, una trasmissione settimanale sulla terza rete dal titolo ‘Genitori che fare’. È un bel passo in avanti rispetto alla fiction che la stessa Rai mandò in onda qualche anno fa, in una fascia orario con audience ben più ampia, con la scena di un Commissario di polizia che fuma uno spinello per distendersi.
Quando abbiamo avviato la nostra esperienza di governo, i messaggi che giungevano dalle istituzioni sui danni derivanti dall’assunzione di qualsiasi tipo di stupefacente erano tutt’altro che chiari e univoci. Oggi la convinzione secondo cui alcune droghe sarebbero leggere – e in quanto tali innocue – comincia finalmente a incrinarsi.
Concludo. Cade sotto la ns responsabilità mandare messaggi corretti: responsabilità istituzionale, responsabilità personale e di educatori. Pochi anni fa, a un mio amico magistrato che indagava su uno degli episodi più terribili commessi da giovani nei confronti di minori, uno degli autori dei crimini, ammetteva le sue responsabilità ma diceva: noi siamo finiti fuori strada, ma voi avete girato i cartelli.
Cerchiamo di raddrizzare questi cartelli. Per la prevenzione e per il contrasto delle dipendenze patologiche non sono necessarie modifiche normative. Sono necessarie modifiche culturali: processi purtroppo molto più lenti e difficili, che esigono modelli di riferimento differenti. Non è questione di benessere materiale il cardinale Giacomo Biffi già 30 anni fa definiva quella Bologna di cui era arcivescovo città al tempo stesso ‘sazia e disperata’.
Quanto sia necessario e urgente emerge con chiarezza da un passaggio del vostro documento: è dove si riferisce che i servizi sociali registrano l’incapacità dei ragazzi delle periferie più degradate, in preda al disagio esistenziale, di unire pensiero, mente e parola. E questo ha prodotto una situazione che definite di “inappetenza” verso la parola. È un passaggio che colpisce: probabilmente ciascuno di noi in questa sala lo ha sperimentato direttamente. Vengono alla mente le parole del poeta tedesco Stefan George:
Nessuna cosa è dove la parola manca
Ma viene alla mente e nel cuore, a pochi giorni dalla festa del Natale, la fede cristiana in una Parola che diventa carne. Il Verbo, la Parola, ha ritenuto necessario trasfondersi in un Uomo, che ha parlato con altri uomini. È una dinamica che non ha perduto valore e che non ha una dimensione esclusivamente confessionale. Le leggi, la politica di una governo nazionale, di governi regionali, di enti locali, tutto ha un suo senso, ma non sostituisce quel rapporto personale con chi soffre ed è nel disagio. E quindi chiama in causa l’intera comunità nazionale. Il rapporto è un contributo prezioso a dilatare questa prospettiva.
