MIL OSI –
Source: Government of Italy
Intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in occasione dell’evento di presentazione dell’indagine MOIGE – Istituto Piepoli sull’accesso dei minori a prodotti vietati o inadeguati (alcol, tabacco, gioco d’azzardo, pornografia, videogiochi 18+ e prodotti contraffatti).
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“Quali strumenti normativi e politiche pubbliche possono rendere più efficace la repressione della vendita ai minori di prodotti vietati, e come rafforzare una responsabilità sociale dei rivenditori che dai dati rilevati non sempre emerge?”
Il problema è serio. L’attenzione del Governo sul tema è alta. Lo conferma l’entrata in vigore – pochi giorni fa – del sistema di verifica dell’età per accedere a siti per adulti, varato due anni dopo il suo inserimento nel DL Caivano.
È una innovazione importante rispetto ai meccanismi di controllo dell’età finora utilizzati dai siti web, accennati nella presentazione che mi ha preceduto. Fra qualche mese sarà pienamente e definitivamente operativa, essendo stato dato ai gestori dei siti un termine per adeguarsi.
Grazie a soluzioni tecniche ad hoc, il nuovo meccanismo combina la tutela della privacy di chi naviga su internet con l’obiettivo di tenere i minori lontani il più possibile da materiale dannoso per la loro crescita. Siamo capofila di analoghe iniziative a livello europeo.
Sebbene non specificamente rivolta ai minori, va nella direzione della loro tutela la scelta del Governo di contrastare la vendita, nei cosiddetti “cannabis shop”, di inflorescenze e derivati della cannabis, seppur acquistati per scopo ricreativo. È una pratica illecita, lo sottolineo, una pratica illecita già vietata dalla legge del 2016, confermata come illecita dopo qualche tempo dalle Sezioni unite della Cassazione e abbiamo ribadito come tale nel decreto sicurezza. Negli anni invece la cessione di queste sostanze ha insinuato, soprattutto tra i ragazzi, la falsa idea che sia assolutamente normale vendere cannabis, e quindi consumarla, purché sia “light”.
Mi auguro che l’operatività di tale norma non sia vanificata. Purtroppo, ci sono segnali che ciò stia avvenendo. Lo dico perché, tra ricorsi alla Corte costituzionale immediatamente dopo l’entrata in vigore della norma, disapplicazione da parte di qualche giudice e, è storia di qualche giorno fa, rinvio preliminare alla Corte di giustizia dell’Unione Europea da parte del Consiglio di Stato, assistiamo a un nuovo capitolo della vicenda secondo cui, quando una norma esce dal Parlamento, inizia la sua storia tormentata di tentativo di applicarla, vincendo la vera opposizione, che è quella di alcune frange della giurisdizione.
È incomprensibile e sorprendente la pervicacia, di alcune frange della giurisdizione, nel disapplicare norme di assoluto buon senso. Se permetti la cessione di derivati della cannabis per il solo fatto che non superi lo 0,5% di principio attivo, ammesso che questa soglia non faccia male ed è comunque dimostrato il contrario, innanzitutto crei le condizioni, soprattutto nella fascia adolescenziale, per avviare una dipendenza, e poi non hai strumenti per controllare in modo diffuso il superamento di quella soglia, a meno di non mettere un picchetto interforze davanti a ogni cannabis shop.
Dobbiamo però essere ben consapevoli che l’approccio normativo incontra limiti strutturali.
Ce lo ha raccontato la presentazione di poco fa: al di là della pur indubitabile compiacenza di molti esercenti, è facile per i minori aggirare il divieto di somministrazione di alcool o di sigarette. Servono a poco le disposizioni – pur doverose – adottate dagli enti locali, che fissano in almeno 500 metri la distanza minima tra sale giochi e scuole o ospedali. È illusorio immaginare che queste prescrizioni siano una barriera sufficiente in un mondo in cui il contatto dei minorenni col gioco d’azzardo avviene principalmente mediante internet, anche attraverso giochi apparentemente innocui, non vietati ai minori.
La parola-chiave è prevenzione. Che si articola in almeno in due livelli.
Il primo è quello dell’informazione e della sensibilizzazione. I ragazzi hanno mille motivi per avvicinarsi al materiale vietato: curiosità, attrazione, piacere, voglia di essere accettati nel gruppo. Ma spesso si spingono nel pericolo perché non conoscono l’entità del rischio che corrono. La presentazione di poco fa è eloquente, soprattutto per i rischi legati al gioco d’azzardo.
L’esposizione al rischio cresce quando essi si imbattono in adulti che – o per malafede, come gli esercenti che non verificano l’età nel vendere determinati prodotti – o per ignoranza (accade per taluni genitori e insegnanti) assumono un atteggiamento rassegnato: “vabbè, sono ragazzi…”. Pensiamo alla scarsa percezione che troppi adulti hanno dei danni da assunzione di stupefacenti (leggere… THC).
Tra le iniziative adottate dal Governo per invertire la rotta, segnalo le misure previste nel Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027, presentato un mese fa dal Ministro della Famiglia. Sono misure concrete e operative.
Il secondo livello della prevenzione – quello più difficile – riguarda le cause profonde che rendono i ragazzi più inclini al richiamo del materiale vietato.
Nel dicembre 2024 la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presentando il rapporto dell’indagine svolta sul “degrado materiale, morale e culturale” dei minori in Italia, lanciava l’allarme di “un malessere diffuso, che si esprime in forme diverse, ma che riguarda diverse fasce d’età”. Alla Conferenza nazionale sulle dipendenze, tenuta a Roma dieci giorni fa, il Sottosegretario all’editoria Barachini ha illustrato i risultati di un sondaggio che riportava che quasi il 70% dei giovani tra i 16 e i 24 anni concepiscono lo “sballo” come una modalità normale di divertimento.
Nella stessa Conferenza il prof. Schettini – docente di fisica – ha regalato un’immagine, semplice ma evocativa, per indicare la direzione da intraprendere. L’immagine è quella della calamita: poiché i giovani si muovono in base a ciò che li attrae, il primo compito degli adulti è quello di attivare “campi elettromagnetici” positivi, per attirare la loro attenzione.
Il Governo non si tira indietro: raccogliamo suggerimenti, proposte, idee che aiutino ad accendere questi “campi elettromagnetici” positivi. Lo avete già fatto voi stessi questa mattina, presentando l’indagine che avete condotto.
Vi ringrazio del vostro impegno, della vostra passione, e auguro a tutti voi un buon lavoro.
