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ASIA/NEPAL – Padre Bogati: “Siamo grati al Papa per il suo messaggio. La Caritas è già sul campo per le vittime dell’alluvione”

ASIA/NEPAL – Padre Bogati: “Siamo grati al Papa per il suo messaggio. La Caritas è già sul campo per le vittime dell’alluvione”

MIL OSI

Source: The Holy See in Italian

venerdì, 28 agosto 2026

Kathmandu (Agenzia Fides) – “Siamo profondamente grati al Santo Padre per essersi ricordato del Nepal in quest’ora di crisi, per aver pregato per noi e per aver promesso il suo sostegno nell’aiuto alle vittime dell’alluvione”. È quanto dichiara all’Agenzia Fides padre Silas Bogati, Amministratore apostolico del Vicariato del Nepal, commentando il messaggio di vicinanza e di preghiera di Papa Leone XIV per la popolazione colpita dalla devastante alluvione che ha investito nei giorni scorsi il Nepal e le aree himalayane al confine con il Tibet. “Anche se la Chiesa in Nepal è piccola, con circa 10.000 cattolici, la preoccupazione del Santo Padre per il popolo del Nepal ci ha profondamente toccato e commosso”, prosegue padre Bogati.In un telegramma firmato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, Leone XIV ha espresso il proprio dolore per le vittime e per le devastazioni provocate dall’alluvione. Il Papa ha affidato le anime dei defunti alla misericordia di Dio, rivolto le sue condoglianze alle famiglie e assicurato la propria “spirituale vicinanza” a tutte le persone colpite. Ha inoltre assicurato la preghiera per il personale impegnato nelle operazioni di soccorso e invocato su tutti la protezione divina.Il bilancio della catastrofe continua ad aggravarsi: secondo gli ultimi dati disponibili, sono almeno 469 le persone morte in Nepal, mentre oltre 1.500 risultano disperse tra il territorio nepalese e il Tibet. Le autorità avvertono inoltre del rischio di nuove inondazioni a causa di un lago formatosi a monte per l’accumulo di detriti.“Tra i dispersi ci sono abitanti del luogo, pellegrini e turisti”, riferisce padre Bogati. “Temiamo che anche alcuni cattolici che lavoravano in queste zone possano essere stati travolti dalla piena. Nessuna chiesa cattolica è stata colpita dall’alluvione”, precisa.“Caritas Nepal è già sul terreno e sta cercando di portare soccorso alle vittime”, informa. “Siamo già sul campo”, ribadisce. La rete di Caritas Nepal, che opera attraverso programmi dedicati alla gestione delle emergenze, alla salute e al sostegno delle comunità vulnerabili, è impegnata nell’intervento a favore delle popolazioni colpite. “Preghiamo e lavoriamo perché le persone colpite possano ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno”, conclude.La macchina dei soccorsi continua a operare nelle aree maggiormente devastate. Le autorità nepalesi hanno mobilitato esercito, polizia, elicotteri e squadre specializzate per la ricerca dei dispersi e per portare aiuti alle comunità rimaste isolate. La distruzione di strade e ponti rende tuttavia particolarmente difficili i collegamenti con alcune delle località colpite. Il governo nepalese ha inoltre istituito un’unità di emergenza per coordinare le ricerche e fornire assistenza ai cittadini stranieri coinvolti nella tragedia.Drammatico è il destino di numerosi pellegrini stranieri che si trovavano nella regione diretti o di ritorno dal monte Kailash e dal lago Mansarovar, in Tibet. Il Kailash è considerato sacro da diverse tradizioni religiose asiatiche: per gli induisti è associato alla dimora di Shiva e Parvati, mentre nel buddhismo tibetano è identificato con il monte Meru, centro simbolico dell’universo. Il pellegrinaggio attorno alla montagna, lungo circa 52 chilometri, viene compiuto normalmente in tre giorni e rappresenta per molti fedeli un cammino di preghiera, purificazione e rinnovamento spirituale. Secondo i dati diffusi dalle autorità, tra i dispersi figurano pellegrini e turisti indiani, statunitensi, australiani, britannici, canadesi, ucraini e di altri Paesi. La tragedia ha colpito una delle principali vie di collegamento tra Kathmandu e il Tibet e una delle rotte utilizzate dai pellegrini diretti verso il Kailash.(PA) (Agenzia Fides 28/8/2026)
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