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ASIA/SRI LANKA – Verdetto sugli attentati di Pasqua: 15 condanne su 24 imputati

ASIA/SRI LANKA – Verdetto sugli attentati di Pasqua: 15 condanne su 24 imputati

MIL OSI

Source: The Holy See in Italian

martedì, 22 settembre 2026

Archdiocese of Colombo

Colombo (Agenzia Fides) – Sono 15 i condannati sui 24 imputati nel processo per gli attentati del 21 aprile 2019, a domenica di Pasqua, che colpirono tre chiese e tre hotel di lusso in Sri Lanka, uccidendo 279 persone, tra cui 45 stranieri. L’Alta Corte di Colombo ha emesso oggi, 22 settembre, il verdetto nei confronti di 15 uomini accusati di essere coinvolti negli attentati. Tra i riconosciuti colpevoli figura Mohamed Naufer Moulavi, indicato dall’accusa come figura chiave legata all’organizzazione del delitto. Altri 9 imputati sono stati assolti e ne è stata disposta la scarcerazione.Il collegio giudicante ha emesso la sentenza al termine di un processo durato quasi cinque anni, che ha riguardato oltre 23.270 capi d’accusa relativi agli attentati, come omicidio, cospirazione per commettere atti di terrorismo e possesso di armi da fuoco ed esplosivi ai sensi della legge sulla prevenzione del terrorismo. Si attende la pronuncia del dispositivo con le relative pene (che potrebbero anche essere la pena capitale) in quello che è stato il principale procedimento penale a carico dei soggetti accusati di aver pianificato o co-organizzato gli attacchi, i più letali contro i civili nella storia dello Sri Lanka.Mohamed Naufer Moulavi è stato identificato come il capo della banda che ha fornito supporto al commando suicida di otto persone che ha compiuto gli attentati. Il processo si è svolto parallelamente a un’indagine separata sulle accuse secondo cui alcuni elementi all’interno degli apparati statali dello Sri Lanka potrebbero aver avuto legami con i responsabili degli attacchi. Secondo quanto emerso dal processo, gli inquirenti sostengono che la rete sia stata creata per generare una minaccia alla sicurezza che avrebbe rafforzato il sostegno politico alla famiglia Rajapaksa. Gotabaya Rajapaksa, ex ministro della difesa, venne eletto presidente diversi mesi dopo gli attentati. Secondo la tesi sviluppata dagli inquirenti, l’obiettivo era creare il caos e presentare Rajapaksa – uomo politico che condusse il paese alla vittoria sui ribelli separatisti tamil nel 2009 – come il leader più adatto a ristabilire la sicurezza. Rajapaksa e il suo gruppo di sostenitori respingono le accuse di coinvolgimento.Il processo, date le stragi avvenute nelle chiese, ha coinvolto direttamente la comunità cattolica in Sri Lanka che, sotto la guida del Cardinale Malcolm Ranjith, Arcivescovo di Colombo, ha sempre ribadito la richiesta di “verità e giustizia”. I cattolici hanno domandato ripetutamente di individuare i mandanti, eventuali complicità politiche o di intelligence, e le fonti di finanziamento e addestramento dei terroristi. Negli ultimi anni hanno chiesto insistentemente la nomina di un Procuratore autonomo per accelerare e rendere imparziali le indagini, rimarcando l’urgenza ai governi Rajapaksa, Wickremesinghe e, più recentemente, quello di Anura Kumara Dissanayake (eletto nel 2024), e ricordando alla politica l’impegno a far emergere la verità.Questa azione è stata accompagnata da manifestazioni, catene umane, messe commemorative, incontri di preghiera e ha fatto sì che la questione fosse arrivata a livello internazionale. Nel contempo i cattolici hanno sempre difeso la convivenza interreligiosa, invitato i fedeli a non vendicarsi contro la comunità musulmana, sottolineando che gli attentati non dovevano generare scontri etnici o religiosi.(PA) (Agenzia Fides 22/9/2026)
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