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ASIA/MYANMAR – Il popolo di Dio si raduna ai piedi di Maria per chiedere pace, giustizia, guarigione, riconciliazione

ASIA/MYANMAR – Il popolo di Dio si raduna ai piedi di Maria per chiedere pace, giustizia, guarigione, riconciliazione

MIL OSI

Source: The Holy See in Italian

Headline: ASIA/MYANMAR – Il popolo di Dio si raduna ai piedi di Maria per chiedere pace, giustizia, guarigione, riconciliazione

Nyaunglebin – Il popolo del Myanmar si raduna ai piedi della Vergine Maria per invocare accoratamente, con commozione interiore e partecipazione spirituale, guarigione e pace. Migliaia di pellegrini e di devoti si sono riuniti ieri, 12 febbraio – nonostante la guerra civile – al Santuario mariano di Nyaunglebin, nella regione di Bago, circa 150 km a nord di Yangon, diocesi di appartenenza, per pregare e rivolgere richieste di intercessione a Nostra Signora di Lourdes, cui il santuario è intitolato, celebrando la “Festa nazionale mariana”. Quella festa in Myanmar ha radici antiche: veniva celebrata già nel 1892, quando il Vescovo Mons. Ambrose Bigandet decise di aprire una nuova missione a Nyaunglebin, affidandola ai padri delle Missioni Estere di Parigi . Questi vi costruirono una chiesetta in legno che fu la prima chiesa in Myanmar dedicata alla Madonna di Lourdes. Con l’afflusso dei pellegrini, una nuova chiesa fu costruita e consacrata nel 1902 e da allora la Chiesa del Myanmar riprese a festeggiare la Madonna di Lourdes, proclamando, a partire dal 1957, la “Festa nazionale mariana”.Ieri, il popolo di Dio giunto dall’Arcidiocesi di Yangon e da molte altre diocesi, si è radunato ai piedi della Vergine per chiedere pace e riconciliazione il paese travagliato dalla guerra. “Nostra Madre è una guaritrice. Lei è la Signora di Lourdes, dove milioni vengono curati, è la Signora della Salute dove migliaia di persone vengono curate ogni anno. Poiché è la madre dell’eterno guaritore, Gesù”, ha detto il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, celebrando l’Eucarestia cui ha preso parte una composita assemblea di migliaia di fedeli, accanto a numerosi non cristiani. “La nostra condizione è quella degli ebrei sofferenti, descritti in modo commovente nel Salmo 122”, ha osservato il Cardinale, paragonando i cittadini birmani agli ebrei “che erano in pericolo, perseguitati per la loro fede, sfollati, affamati e sempre alla della città santa di Gerusalemme”, potente simbolo di pace, “la città della pace”. “Come una madre amorevole, oggi la Madonna ci accoglie a braccia aperte, come la Madre della consolazione. Ha conosciuto le nostre sofferenze come l’Addolorata, come la madre che stava ai piedi della croce e stringeva il corpo del figlio torturato e ucciso. Ella conosce le nostre lacrime, conosce la nostra debolezza, ci accoglie con cuore compassionevole in questo santuario nazionale”, ha detto.Alla Vergine di Lourdes i fedeli birmani hanno chiesto una “guarigione fisica, emotiva, psicologica, spirituale, economica, sociale e nazionale avvenga oggi”, affidandole le sorti della nazione: “Con gratitudine che ci riuniamo tutti qui, in questo Santuario nazionale di Nostra Signora di Lourdes con la stessa preghiera del salmista: Pregate per la pace di Gerusalemme; sia pace tra le tue mura”, ha proseguito il Cardinale Bo.A Maria i fedeli chiedono di intercedere presso suo Figlio, come fece alle Nozze di Cana: “Madre santissima, piangiamo con le braccia tese, le nostre sei anfore sono vuote del vino vivificante della speranza. Preghiamo e riempiamo quelle sei giare vuote con il vivificante vino della speranza”. Le anfore sono stata svuotate da sei mali: violenza, fame, sfollamento, morte e povertà. Come a Cana, il popolo di Dio dice: “Maria fa’ che la celebrazione della pace e della riconciliazione inizi in questo Paese, nelle nostre famiglie e nella nostra vita personale. Lascia che i sei vasi siano riempiti con sei benedizioni di Dio: pace, riconciliazione, cibo, ritorno a casa, sicurezza umana e resilienza della comunità”.Ricordando che, al momento della nascita di Gesù “i pastori e la Sacra Famiglia hanno visto la stella nel cielo”, il Cardinale ha poi rimarcato: “Quando tutto sembra desolato, la fede, come la stella nel cielo, ci guida nel cammino”. “Il messaggio della Madonna – ha spiegato – non è di disperazione ma di speranza. Come diciamo nel Rosario, Maria aveva i suoi misteri dolorosi, ma anche misteri gaudiosi. Nonostante tutto quello che ha subito nella sua vita, ha potuto cantare il grande Magnificat dicendo: l’Onnipotente mi ha fatto grandi cose, e santo è il suo nome”.“Negli ultimi tre anni la nostra fede è stata messa alla prova. Eppure Gesù ci chiama ad avere la fede di un granello di senape. Tutto concorre al bene per coloro che credono nel potente nome di Gesù e nella potente protezione di Maria, nostra Madre. Lei non ci abbandona mai. Questo è il semplice messaggio che portiamo nel cuore oggi”, ha concluso l’Arcivescovo.Sottolineando che il Myanmar è “una nazione benedetta” la comunità dei battezzati birmani riconosce di mancare di “una pace basata sulla giustizia”, affermando: “Abbiamo bisogno della Pace, abbiamo bisogno delle acque vive della Giustizia. Pace e Giustizia sono i due occhi che porteranno luce a questa nazione”. Riuniti per invocare pace, giustizia e riconciliazione per tutto il popolo del Myanmar, i fedeli birmani di si affidano alla “Regina della Pace”, pregando incessantemente il Rosario, “per dissipare le tenebre e le sofferenze”: “Ti preghiamo oggi – ha risuonato ieri la preghiera dei fedeli, durante la Celebrazione Eucaristica – per il popolo del Myanmar. Ti, chiediamo, Maria, di portare conforto a coloro che soffrono e pace a una nazione lacerata da conflitti e divisioni. Preghiamo per la fine della violenza e per la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti nel fuoco incrociato. Confidiamo, o Madre nostra, nella tua amorevole cura e intercessione e ti chiediamo di portare la pace in Myanmar, ora e sempre”.