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Roma, Sassari, il mondo: la nascita della Giornata Missionaria Mondiale in cinque passaggi

Roma, Sassari,  il mondo: la nascita della Giornata Missionaria Mondiale in cinque passaggi

MIL OSI –

Source: The Holy See in Italian

photo G.Felici-Maryknoll Mission Archives
Pio XI partecipa alla cerimonia di apertura dell’Esposizione Missionaria Vaticana del 1925

di Marie-Lucile KubackiCittà del Vaticano (Agenzia Fides) – Una giornata per portare la missione nel tessuto di vita ordinaria delle parrocchie, attraverso la preghiera, la conoscenza delle comunità lontane e la condivisione delle offerte. Seguendo questa suggestiva ispirazione il 14 aprile 1926 Pio XI approvava l’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale.Con quella iniziativa, Papa Ratti accoglieva e faceva propria una richiesta arrivata dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede. Ma la sua intuizione aveva preso forma attingendo al fermento missionario che in quegli anni faceva vibrare tutta la Chiesa, e trovava espressione anche nelle iniziative delle comunità locali. Tra queste, la comunità della diocesi sarda di Sassari rappresentava in quegli anni un vivace laboratorio di formazione e cooperazione missionaria: una realtà nella quale la decisione pontificia avrebbe trovato un terreno fertile e un’esperienza già viva attraverso cui svilupparsi.1. Da «Maximum illud» a «Rerum Ecclesiae»Benedetto XV, con la Lettera apostolica «Maximum illud» del 1919, aveva richiamato la necessità di sottrarre l’evangelizzazione agli interessi nazionali e di favorire la formazione del clero locale. Pio XI sviluppò queste indicazioni. Nel 1922, con il motu proprio «Romanorum Pontificum», il trasferimento a Roma dell’Opera della Propagazione della Fede e il riconoscimento pontificio delle Opere missionarie rafforzarono il carattere universale della cooperazione. Le risorse raccolte dovevano rispondere alle necessità delle missioni, oltre le appartenenze nazionali. L’enciclica «Rerum Ecclesiae», del 28 febbraio 1926, precisò la responsabilità dell’intero popolo cristiano: vescovi, sacerdoti e fedeli erano chiamati a cooperare con la preghiera, il sostegno materiale e la cura delle vocazioni. A questa partecipazione si accompagnava la volontà di formare sacerdoti e comunità religiose locali, perché nei territori di missione crescessero Chiese chiamate a camminare nella storia dei loro popoli con le proprie forze. La missione non doveva quindi rimanere un impegno riservato a chi partiva. Era una responsabilità da coltivare anche nelle diocesi e nelle parrocchie, attraverso la conoscenza della vita delle altre comunità e la disponibilità a sostenerle.In questo orizzonte si colloca la nascita della Giornata mondiale.2. Dall’Esposizione missionaria alla nascita di FidesL’Esposizione missionaria vaticana dell’Anno Santo 1925 rese visibile questo respiro universale. Voluta da Pio XI, presentava la diffusione delle missioni cattoliche nel loro intreccio vitale e sempre inedito con le tradizioni culturali, artistiche e spirituali dei popoli incontrati.Le oltre 100.000 opere provenienti da tutto il mondo furono esposte in ventisei padiglioni. Come ricordano i resoconti del convegno internazionale «A un secolo dall’Esposizione Missionaria Vaticana, spartiacque di un mondo glocale», svoltosi il 5 e 6 novembre 2025, la manifestazione registrò oltre un milione di visitatori. Il convegno, promosso dalla Pontificia Università Urbaniana, dall’Università IULM, dai Musei Vaticani e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha riproposto il significato di quell’incontro tra esperienza missionaria e conoscenza delle culture.Nello stesso orizzonte nacque Fides. Secondo la storia dell’Agenzia, vide la luce il 5 giugno 1927 per volontà del Consiglio superiore generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, con la benedizione di Pio XI. Far conoscere le missioni attraverso la stampa doveva alimentare la cooperazione spirituale, le vocazioni e il sostegno materiale. L’informazione diventava così uno degli strumenti per avvicinare i cuori delle persone alla vita della Chiesa nel mondo.3. Sassari, un laboratorio nei seminariA Sassari questa sensibilità aveva radici concrete. Lo racconta don Diego Pinna, intervistato da Fides, docente incaricato presso le Facoltà di Teologia e di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana, già rettore del Seminario arcivescovile sassarese. Nel ricostruire il contesto, Pinna richiama l’immagine della Sardegna come «isola missionaria», grazie alla presenza di numerose comunità religiose e, in particolare, dei vincenziani impegnati nei seminari. Secondo la ricostruzione di don Pinna, questi ambienti coltivavano nei giovani l’interesse per l’evangelizzazione dei popoli. I racconti dei missionari, la lettura delle pubblicazioni e la preghiera facevano conoscere realtà lontane a ragazzi destinati, in molti casi, al servizio nelle diocesi dell’Isola.La formazione missionaria non coincideva necessariamente con la preparazione alla partenza: aiutava a comprendere il ministero sacerdotale dentro l’orizzonte della Chiesa universale.Anche il Circolo missionario «San Francesco Saverio» del Seminario di Sassari nacque, nei primi anni Venti, con questo scopo. Don Pinna ne sottolinea il legame con la comunità cittadina: i seminaristi conducevano una vita raccolta all’interno del Seminario, ma uscivano per animare le liturgie nella rettoria del Rosario, nel centro della città. Attraverso quel servizio, la sensibilità coltivata nella formazione raggiungeva anche i fedeli. Il settimanale cattolico «Libertà» documenta questa attività. Nel maggio 1926 il Circolo organizzò un triduo al Rosario e pubblicò un numero unico dedicato alle missioni. La preghiera si accompagnava alla diffusione di periodici e alla raccolta delle offerte: il Seminario diventava un punto di raccordo tra formazione dei futuri sacerdoti e partecipazione della città.4. Marzo 1927: un entusiasmo già presenteQuando monsignor Luigi Drago, presidente del Consiglio centrale delle Opere missionarie pontificie, giunse a Sassari nel marzo 1927 insieme al gesuita padre Grimaldi, già missionario in Cina, la Giornata mondiale era già stata decisa, anche se la notizia non era ancora stata annunciata in città. Come racconta don Pinna, i due trovarono un Circolo missionario attivo e una comunità partecipe: un terreno fertile nel quale l’iniziativa voluta da Pio XI poteva mettere radici e svilupparsi, intrecciandosi con un’esperienza di preghiera e cooperazione già viva.Al triduo del 17-19 marzo seguirono la festa missionaria del 20 e altri incontri. Il programma univa celebrazioni nella chiesa di Santa Caterina, riunioni di studio e conferenze con proiezioni al Teatro Civico. Parteciparono sacerdoti, religiose, associazioni cattoliche, studenti e fedeli dei paesi vicini. Il giornale «Libertà» del 25 marzo attribuiva gran parte della preparazione ai seminaristi, e riportava la risposta dei delegati romani, ringraziati per aver portato nuovo ardore missionario: «A Sassari l’entusiasmo per le missioni noi ce l’abbiamo trovato». Per don Pinna, è questa esperienza a dare consistenza alla tradizione locale che riconosce in Sassari un laboratorio dell’ispirazione missionaria.Un elemento merita particolare attenzione: l’aiuto materiale alle missioni. Come ricorda don Pinna, a Sassari venne richiamato il modello della Giornata per l’Università Cattolica, avviata nel 1924, come esempio di una mobilitazione comune per la raccolta delle offerte. La preghiera si accompagnava così a un sostegno concreto, coinvolgendo tutta la comunità nella cooperazione missionaria.5. Una giornata universale di preghiera e condivisioneLa richiesta rivolta a Pio XI dal Consiglio superiore generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede prevedeva una «giornata di preghiere e di propaganda per le Missioni» in tutte le diocesi, parrocchie e istituti cattolici. Accolta il 14 aprile 1926, fissava l’appuntamento alla penultima domenica di ottobre, allora precedente alla festa di Cristo Re. La preghiera ne costituiva il cuore, insieme alla predicazione missionaria, alle iscrizioni all’Opera e alle offerte. Il rescritto prevedeva l’aggiunta dell’orazione «Pro propagatione Fidei» nelle Messe e un’indulgenza plenaria alle condizioni indicate. La nuova ricorrenza non doveva sostituire le feste missionarie locali né impedire le altre collette prescritte. Come ricorda don Pinna, il documento fu pubblicato negli «Acta Apostolicae Sedis» del 15 gennaio 1927. «Libertà» ne diede notizia il 29 aprile e accompagnò poi la preparazione della celebrazione sassarese del 23 ottobre. Le cronache descrivono funzioni e offerte provenienti da parrocchie, Seminario, ospedale e comunità religiose.Sassari mostra così come un’iniziativa universale potesse trovare accoglienza in una comunità già pronta alla cooperazione. Seminaristi, sacerdoti, famiglie e malati partecipavano secondo le proprie possibilità. La Giornata voluta da Pio XI dava a questi gesti un appuntamento comune, invitando le comunità cattoliche a guardare oltre i propri confini e a sostenere insieme l’annuncio del Vangelo. (Agenzia Fides 13/10/2026)
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