MIL OSI –
Source: The Holy See in Italian
Headline: AFRICA/CAMERUN – Nelle regioni anglofone, il terrore impedisce l’aiuto umanitario, l’istruzione, l’assistenza sanitaria: donne e bambini le vittime
Bamenda – “Il nostro intervento risente di molti limiti oggettivi. Il primo fra tutti è la situazione di terrore che vige in tutta l’area. Io stesso sono stato rapito, insieme con altri tre operatori, dagli Amba Boys mentre cercavamo di raggiungere le popolazioni isolate nella foresta e portare generi di prima necessità. Ci hanno trattenuto per cinque giorni trattandoci in modo piuttosto aggressivo. Quando finalmente hanno capito che non eravamo lì a nome del governo, ci hanno fatto passare. Un nostro furgoncino è stato dato alle fiamme qualche tempo fa e i nostri operatori minacciati. È difficile lavorare così”. E’ quanto dice all’Agenzia Fides Banlav Eric Ngah, Direttore associato di Caritas Bamenda, capoluogo delle regioni anglofone del Camerun, piombate dal 2017 nell’orrore degli scontri tra esercito e separatisti. La popolazione civile di questa zona, ricchissima e molto produttiva, è stretta nella morsa del conflitto per il momento ‘a bassa intensità’ che vede da una parte gli “Amba Boys”, autori di uccisioni, rapimenti, imposizioni durissime sulla popolazione ; dall’altra l’esercito che, se colpito nei suoi effettivi o mezzi, risponde dando alle fiamme interi villaggi.“Quella che qui da noi chiamiamo ‘crisi’ sta drammaticamente trasformando il volto delle nostre regioni”, spiega a Fides p. Boris Sife Lemfon, Direttore provinciale e diocesano della Caritas. “Una delle cose più negative è il fatto che abbiamo molte ragazze giovani che, non andando a scuola, non avendo occupazioni, diventano presto madri, vittime di violenza sessuale o di intimidazioni. Subiscono abusi dai militari e dagli Amba e il numero di ragazze madri è in aumento”. “I nostri due maggiori partner sono WFP e CRS ”, aggiunge Shiyvimuvi Vevinyu Delphine, operatrice psicosociale di Caritas Bamenda. “Riusciamo a raggiungere 80mila persone e ad aiutarle con cibo, materiale di prima assistenza e ad contrastare la malnutrizione, fenomeno recente dovuto alla guerra, perché qui da noi non c’è mai stata povertà. Ovviamente il blocco delle strade e i rapimenti mettono a dura prova i rifornimenti specialmente nelle aree periferiche. Purtroppo l’Ong Medici Senza Frontiere, che qui da noi aveva due presidi, è stata cacciata e ciò ha creato un vuoto: molte persone isolate nelle foreste e strette nel conflitto sono senza un riferimento sanitario e possibilità di cure”.Tra gli esiti più atroci della situazione di grande tensione in una regione, che conta 8 milioni di abitanti, c’è il fenomeno legato alla condizione dei più piccoli. Cresce il numero di bambini soldato, di minori schiavi del sesso o abusati, costretti a lavorare in tenere età, presi da trafficanti e venduti.“Abbiamo creato 27 centri di apprendimento che sostituiscono le scuole chiuse dai separatisti – riprende Banlav Eric Ngah – all’interno di tre grandi spazi appositamente pensati per i minori e che coinvolgono in tutto 1000 bambini. Garantiamo supporto psicosociale, lezioni scolastiche . Andiamo lì due volte a settimana ma con molti rischi. Per avere un impatto maggiore però, avremmo bisogni di maggiore possibilità di muoverci e di agire e, soprattutto, di maggiori risorse. Le risorse scarseggiano chiediamo a tutti di sostenerci con donazioni perché il nostro lavoro è fondamentale in attesa che si ristabilisca la pace”.
